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La Psicologa di EVOLVERE risponde:

Vendere la casa che ci ha visto protagonisti per decenni, che tipo di sofferenza può generare? e perché ci aggrappiamo cosi ai nostri ricordi?
R. Uscire dal “luogo sicuro” che ci ha visti protagonisti negli anni più importanti della nostra vita è sicuramente un lutto. All’interno della propria abitazione si vivono esperienze significative, si vivono emozioni e si vive la condivisione della famiglia, dei propri spazi con le persone che entrano nella nostra vita. “Luogo sicuro” perché di quel luogo impariamo a conoscerne ogni angolo e nulla ci spaventa all’interno di un posto che conosciamo, che costruiamo ad hoc per soddisfare tutti i nostri bisogni e che rappresenta anche attraverso i piccoli dettagli il nostro essere, la casa rappresenta il nostro prolungamento esterno e la nostra espressione del mondo, quindi in esso rifugiamo le nostre speranze e sogni, costruendo un vero e proprio micro cosmo a nostra immagine e somiglianza. Uscire da quella che sentiamo “nostra” casa significa uscire da quello status quo che si è costruiti negli anni. Significa uscire dalla confort zone e doversi scontrare con realtà nuove e sconosciute, quindi lasciare la propria abitazione per una causa esterna a noi ed una motivazione estrinseca potrebbe portare una grande sofferenza, perché è come se quel micro cosmo in equilibrio si disintegrasse e dovesse essere ricostruito mattone per mattone. All’inizio ho parlato di lutto perché lasciare la casa significa perdere una parte della propria identità, lasciare i ricordi e i momenti passati che aleggiano nelle vecchie mura e lasciar spazio ad un posto che ha ancora tutto da scrivere.
In che modo dovremmo approcciare quelle persone che conservano un forte sentimento nei confronti della propria abitazione?  
R. Per prima cosa è importante legittimare la sofferenza, riconoscerla e riuscire a farla vivere ed esprimere alle persone attraverso i loro racconti e ricordi. E’ fondamentale capire cosa li legava all’abitazione, quale ricordo crea la sofferenza e come sarebbe possibile ristrutturare quella sensazione di familiarità in un altro luogo, come si potrebbe ricostruire quel microcosmo che si è perso e cosa invece sarebbe giusto lasciare andare nel passato. Quindi è sempre importante fare una analisi dei bisogni e delle esigenze delle persone per capire come poter riorganizzare e ristrutturare una nuova vita in base alle nuove necessità e alla nuova rete sociale.
Con la nostra insistenza, quali sono le resistenze che andiamo a rinforzare in chi non ha intenzione di vendere casa?
R. Insistere sulla vendita di un appartamento quando la persona proprietaria non è completamente pronta ad accogliere la richiesta significa fare una violenza psicologica. Significa entrare in quell’area privata inaccessibile dell’altro, in questo modo la persona potrebbe vivere la richiesta come un’invasione del proprio sè e questa potrebbe destrutturarla, potrebbe sentirsi intrusa da pensieri che non l’appartengono e iniziando a confondere il proprio volere con quello dell’altro, potrebbe sentirsi incapace di riconoscere le proprie emozioni, questo comporterebbe un allontanamento dall’altro e dal suo pensiero, perché non riconosciuto più come persona fidata, crea una chiusura e una difesa volta alla provocazione e all’opposizione diretta o meno.

Dott.ssa Ilaria Pavoni

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